Nuovo Codice degli appalti: come lo hanno accolto le associazioni datoriali

Nuovo Codice degli appalti: come lo hanno accolto le associazioni datoriali

Il nuovo Codice degli appalti è stato accolto dalle associazioni datoriali con valutazioni articolate: apertura verso l’obiettivo di semplificare le procedure e accelerare gli investimenti, ma anche richieste di correzione su concorrenza, affidamenti diretti, partecipazione delle Pmi, subappalto, revisione prezzi e qualificazione degli operatori.

Il Decreto legislativo 36/2023 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 marzo 2023, è entrato in vigore il 1° aprile e ha acquistato efficacia dal 1° luglio 2023. Proprio per questo, alla fine dell’anno, il giudizio delle associazioni datoriali si è concentrato soprattutto sull’impatto atteso della riforma sul mercato degli appalti pubblici e sulla sua concreta applicazione da parte delle stazioni appaltanti.

Confindustria: bene i principi, ma attenzione agli affidamenti diretti

Confindustria ha espresso un giudizio favorevole sull’impostazione generale del nuovo Codice degli appalti, soprattutto per il tentativo di riportare la disciplina dei contratti pubblici alla sua funzione essenziale: regolare in modo più efficiente l’acquisizione di lavori, servizi e forniture da parte delle pubbliche amministrazioni.

L’associazione ha apprezzato l’impianto fondato sui principi del risultato, della fiducia e dell’accesso al mercato, considerandolo utile per ridurre l’eccesso di formalismo che aveva spesso rallentato le procedure. Nella lettura di Confindustria, il Codice poteva rappresentare uno strumento importante per accelerare gli investimenti pubblici, anche in relazione agli obiettivi del Pnrr.

Accanto a questa valutazione positiva, Confindustria ha però indicato alcune criticità. Il rilievo più netto ha riguardato l’innalzamento stabile della soglia per gli affidamenti diretti di servizi e forniture a 140mila euro, giudicato negativamente perché potenzialmente penalizzante per le piccole e medie imprese che partecipano più facilmente proprio alle gare di minore importo. L’associazione aveva proposto di ridurre tale soglia a 80mila euro.

ANCE: apertura sulle modifiche, ma resta il nodo della concorrenza

ANCE, l’associazione nazionale dei costruttori edili, ha mantenuto una posizione di apertura condizionata. Tra gli aspetti accolti positivamente sono state indicate alcune modifiche relative all’illecito professionale e alla revisione prezzi. Tuttavia, l’associazione ha chiesto un confronto con il Governo per affrontare le criticità ancora presenti nel testo.

Il punto centrale sollevato dai costruttori ha riguardato la concorrenza. Secondo ANCE, il nuovo Codice rischiava di sottrarre una quota significativa di appalti alle regole di piena pubblicità e competizione, soprattutto nei settori speciali. La preoccupazione espressa dall’associazione era che la semplificazione potesse tradursi, in alcuni casi, in una riduzione dell’apertura del mercato.

ANCE ha insistito anche sulla revisione prezzi, chiedendo un meccanismo realmente efficace e automatico, capace di tutelare le imprese dall’aumento dei costi di materiali, energia e lavorazioni. Per il settore delle costruzioni, questo aspetto è stato considerato decisivo per garantire la sostenibilità economica dei contratti pubblici.

Confartigianato e CNA: priorità all’accesso delle piccole imprese

Confartigianato e CNA hanno posto al centro delle proprie valutazioni il tema dell’accesso delle micro e piccole imprese al mercato degli appalti pubblici. Le due organizzazioni hanno riconosciuto lo sforzo di semplificazione contenuto nel nuovo Codice degli appalti, ma hanno chiesto che la riforma non si traducesse in un rafforzamento degli operatori più grandi a discapito delle realtà minori.

Le associazioni dell’artigianato hanno richiamato in particolare il ruolo dei consorzi artigiani e dei consorzi tra cooperative, considerati strumenti fondamentali per consentire a molte micro e piccole imprese di partecipare alle gare pubbliche. Per questo hanno chiesto di evitare penalizzazioni nell’accesso agli appalti e di valorizzare le forme aggregate di partecipazione.

Confartigianato e CNA hanno inoltre evidenziato la necessità di regole più attente alla suddivisione in lotti, alla prossimità territoriale delle imprese e alla possibilità per le Pmi di concorrere in modo effettivo. Sul subappalto, le organizzazioni hanno ritenuto opportuno reintrodurre limiti almeno nel sotto-soglia, con particolare riferimento agli appalti di minore valore.

Il mondo cooperativo: attenzione a qualificazione, mercato e applicazione concreta

Anche dal mondo cooperativo è arrivata una valutazione articolata. Legacoop Produzione e Servizi ha lavorato a un position paper dedicato al nuovo Codice, raccogliendo osservazioni dagli uffici gare e legali delle cooperative. La posizione dell’associazione ha riconosciuto l’importanza dei nuovi principi del Codice, ma ha segnalato la necessità di accompagnare la riforma nella fase applicativa.

Tra i temi evidenziati vi sono la qualificazione degli operatori, la disciplina dei servizi e delle forniture, il rapporto tra nuove regole e concreta accessibilità del mercato. Legacoop Produzione e Servizi ha considerato il Codice un passaggio importante, ma non autosufficiente: per renderlo realmente efficace servivano chiarimenti, atti attuativi e monitoraggio delle ricadute sui diversi comparti.

Un’accoglienza prudente: semplificare senza chiudere il mercato

Nel complesso, le associazioni datoriali non hanno respinto il nuovo Codice degli appalti. Il giudizio prevalente è stato quello di una riforma necessaria, apprezzabile nell’impianto generale, ma da correggere e verificare nella fase di applicazione.

Le posizioni espresse convergono su alcuni punti: semplificare le procedure, ridurre i tempi delle gare, responsabilizzare le stazioni appaltanti e rendere più rapida l’attuazione degli investimenti pubblici. Allo stesso tempo, le associazioni hanno chiesto di non indebolire la concorrenza, di non restringere l’accesso al mercato per Pmi, artigiani e cooperative, e di garantire strumenti adeguati contro l’aumento dei costi.

Il bilancio di fine 2023 è quindi quello di un’accoglienza prudente. Per le organizzazioni datoriali, il nuovo Codice rappresenta una cornice potenzialmente utile, ma il suo valore dipenderà dalla capacità di trasformare la semplificazione in efficienza, senza ridurre trasparenza, competizione e pluralità degli operatori economici.Il nuovo Codice degli appalti è stato accolto dalle associazioni datoriali con valutazioni articolate: apertura verso l’obiettivo di semplificare le procedure e accelerare gli investimenti, ma anche richieste di correzione su concorrenza, affidamenti diretti, partecipazione delle Pmi, subappalto, revisione prezzi e qualificazione degli operatori.

Il Decreto legislativo 36/2023 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 marzo 2023, è entrato in vigore il 1° aprile e ha acquistato efficacia dal 1° luglio 2023. Proprio per questo, alla fine dell’anno, il giudizio delle associazioni datoriali si è concentrato soprattutto sull’impatto atteso della riforma sul mercato degli appalti pubblici e sulla sua concreta applicazione da parte delle stazioni appaltanti.

Confindustria: bene i principi, ma attenzione agli affidamenti diretti

Confindustria ha espresso un giudizio favorevole sull’impostazione generale del nuovo Codice degli appalti, soprattutto per il tentativo di riportare la disciplina dei contratti pubblici alla sua funzione essenziale: regolare in modo più efficiente l’acquisizione di lavori, servizi e forniture da parte delle pubbliche amministrazioni.

L’associazione ha apprezzato l’impianto fondato sui principi del risultato, della fiducia e dell’accesso al mercato, considerandolo utile per ridurre l’eccesso di formalismo che aveva spesso rallentato le procedure. Nella lettura di Confindustria, il Codice poteva rappresentare uno strumento importante per accelerare gli investimenti pubblici, anche in relazione agli obiettivi del Pnrr.

Accanto a questa valutazione positiva, Confindustria ha però indicato alcune criticità. Il rilievo più netto ha riguardato l’innalzamento stabile della soglia per gli affidamenti diretti di servizi e forniture a 140mila euro, giudicato negativamente perché potenzialmente penalizzante per le piccole e medie imprese che partecipano più facilmente proprio alle gare di minore importo. L’associazione aveva proposto di ridurre tale soglia a 80mila euro.

ANCE: apertura sulle modifiche, ma resta il nodo della concorrenza

ANCE, l’associazione nazionale dei costruttori edili, ha mantenuto una posizione di apertura condizionata. Tra gli aspetti accolti positivamente sono state indicate alcune modifiche relative all’illecito professionale e alla revisione prezzi. Tuttavia, l’associazione ha chiesto un confronto con il Governo per affrontare le criticità ancora presenti nel testo.

Il punto centrale sollevato dai costruttori ha riguardato la concorrenza. Secondo ANCE, il nuovo Codice rischiava di sottrarre una quota significativa di appalti alle regole di piena pubblicità e competizione, soprattutto nei settori speciali. La preoccupazione espressa dall’associazione era che la semplificazione potesse tradursi, in alcuni casi, in una riduzione dell’apertura del mercato.

ANCE ha insistito anche sulla revisione prezzi, chiedendo un meccanismo realmente efficace e automatico, capace di tutelare le imprese dall’aumento dei costi di materiali, energia e lavorazioni. Per il settore delle costruzioni, questo aspetto è stato considerato decisivo per garantire la sostenibilità economica dei contratti pubblici.

Confartigianato e CNA: priorità all’accesso delle piccole imprese

Confartigianato e CNA hanno posto al centro delle proprie valutazioni il tema dell’accesso delle micro e piccole imprese al mercato degli appalti pubblici. Le due organizzazioni hanno riconosciuto lo sforzo di semplificazione contenuto nel nuovo Codice degli appalti, ma hanno chiesto che la riforma non si traducesse in un rafforzamento degli operatori più grandi a discapito delle realtà minori.

Le associazioni dell’artigianato hanno richiamato in particolare il ruolo dei consorzi artigiani e dei consorzi tra cooperative, considerati strumenti fondamentali per consentire a molte micro e piccole imprese di partecipare alle gare pubbliche. Per questo hanno chiesto di evitare penalizzazioni nell’accesso agli appalti e di valorizzare le forme aggregate di partecipazione.

Confartigianato e CNA hanno inoltre evidenziato la necessità di regole più attente alla suddivisione in lotti, alla prossimità territoriale delle imprese e alla possibilità per le Pmi di concorrere in modo effettivo. Sul subappalto, le organizzazioni hanno ritenuto opportuno reintrodurre limiti almeno nel sotto-soglia, con particolare riferimento agli appalti di minore valore.

Il mondo cooperativo: attenzione a qualificazione, mercato e applicazione concreta

Anche dal mondo cooperativo è arrivata una valutazione articolata. Legacoop Produzione e Servizi ha lavorato a un position paper dedicato al nuovo Codice, raccogliendo osservazioni dagli uffici gare e legali delle cooperative. La posizione dell’associazione ha riconosciuto l’importanza dei nuovi principi del Codice, ma ha segnalato la necessità di accompagnare la riforma nella fase applicativa.

Tra i temi evidenziati vi sono la qualificazione degli operatori, la disciplina dei servizi e delle forniture, il rapporto tra nuove regole e concreta accessibilità del mercato. Legacoop Produzione e Servizi ha considerato il Codice un passaggio importante, ma non autosufficiente: per renderlo realmente efficace servivano chiarimenti, atti attuativi e monitoraggio delle ricadute sui diversi comparti.

Un’accoglienza prudente: semplificare senza chiudere il mercato

Nel complesso, le associazioni datoriali non hanno respinto il nuovo Codice degli appalti. Il giudizio prevalente è stato quello di una riforma necessaria, apprezzabile nell’impianto generale, ma da correggere e verificare nella fase di applicazione.

Le posizioni espresse convergono su alcuni punti: semplificare le procedure, ridurre i tempi delle gare, responsabilizzare le stazioni appaltanti e rendere più rapida l’attuazione degli investimenti pubblici. Allo stesso tempo, le associazioni hanno chiesto di non indebolire la concorrenza, di non restringere l’accesso al mercato per Pmi, artigiani e cooperative, e di garantire strumenti adeguati contro l’aumento dei costi.

Il bilancio di fine 2023 è quindi quello di un’accoglienza prudente. Per le organizzazioni datoriali, il nuovo Codice rappresenta una cornice potenzialmente utile, ma il suo valore dipenderà dalla capacità di trasformare la semplificazione in efficienza, senza ridurre trasparenza, competizione e pluralità degli operatori economici.

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